La nostra giovane casa editrice parte tentando un botto, o almeno questa
è la sensazione che il sottoscritto, direttore “irresponsabile”,
prova nel lanciare il primo numero di “Freak” dal titolo “La
genesi di Freak”.
L’idea è partita in sordina quando Roberto “Freak” Antoni ed io ci siamo seduti davanti a due piatti di lasagne in quel di Bologna. Non ci vedevamo da un po’, sempre presi dai nostri impegni artistici, lui nel cabaret ed io nella musica (“Ognuno col suo viaggio, ognuno diverso, ognuno in fondo perso dentro i fatti suoi!”... Vasco Rossi, “Vita Spericolata”).
Tra un bicchiere di Sangiovese,
un Chinotto e l’altro - doverosa ed inevitabile operazione per poter
carburare le famigerate lasagne - ci siamo confrontati, oltre che sulle
puttanate combinate insieme in passato, anche e soprattutto sulla nostra
grande passione: il fumetto.
Siamo due appassionati “fumettomani”, cresciuti all’ombra
di Tex e di Ken Parker (tanto per citare due formati bonelliani di contenuto
opposto), ma anche ammiratori di Alan Ford e Diabolik (demenza e crimine,
passioni di gioventù ribelle) oppure di Sturmtruppen e Linus.
Dopo un confronto serrato, alla fine del dolce (tanto per sorprendere i villi intestinali, già piuttosto sfiniti da lasagne, Sangiovese e Chinotto) abbiamo partorito l’idea di “Freak”, fumetto assolutamente in/coerente con la vita Roberto detto “Freak” Antoni, comprese le sue opere ironico-contemporanee, la musica degli Skiantos, le contraddizioni di una città come Bologna e tutto il seguito che sappiamo.
Il binomio “fumetto–musica”
può rappresentare un elemento fondamentale nel futuro del nostro
progetto. Ma “lo scopriremo solo vivendo”..... (Battisti-Mogol).
Ci siamo documentati sul momento sociale ed economico che vive il mondo
del fumetto.
Proprio su "Annuario del Fumetto 2007" n. 12 del luglio scorso, Paolo Guiducci nel suo editoriale “Continuavano a chiamarli popolari” cita testualmente: "Le novità in edicola non sono molte (....) In termini puramente numerici, infatti, non c'è popolare che tenga (.....) Che sia giunto il momento senza ritorno di abbracciare le storie più che puntare su gadget, inneggiare alla tradizione o sbandierare la continuity come la panacea di tutti mali? (....) Ma il fumetto è ancora vivo. Forse sta solo cambiando il pubblico e la modalità d'acquisto. Interroghiamoci. Con la consapevolezza che l'industria italiana non può ridursi a esportare autori o importare traduzioni. A soffrire non sarà solo l'economia, ma un immaginario nazionale. Perdere i sogni tricolori può renderci tutti più poveri. (....)"
Sempre Guiducci su “Fumo di China”di agosto 2007: “Saper ridere di se stessi: sarà per questo che in Italia l'umorismo a fumetti non decolla. Se si tratta di dileggiare gli altri o partire lancia in resta con campagne denigratorie siamo campiono del mondo, ma l'introspezione ci fa difetto. All'orda di comici (più o meno efficaci) che invade tv e locali, fa da desolato contrappunto la povertà di sorriso rintracciabile in edicola”.
Cito poi, non a caso, Lupoi, uno fra i più illuminati critici odierni, che rincara la dose e, sempre nel luglio di quest'anno, a proposito della comiconvention a San Diego, sostiene: “è proprio il mix ad attirare tanto pubblico (si parla di 140.000-200.000 biglietti già venduti): fumetti e TV, fumetti e cinema, fumetti e videogames, e poi cards, merchandising, poster, giochi". e poco più avanti: "Si respira davvero un’energia eccezionale, mai sentita prima, con il fumetto che è ormai il motore di un’intera industria dell’intrattenimento, e che con essa si fonde, si mescola, si confronta, in un vortice di contenuti e di idee mai così ricco e articolato."
Per capire, quindi, se il momento era quello giusto abbiamo dovuto fare un’umile opera di aggiornamento. Ci siamo ri-letti decine di fumetti, di quelli che vanno di moda, o come si dice ... “Per la maggiore”, di recente. Quasi tutti molto interessanti, intriganti e validi.
Ma abbiamo notato che c’è
una piccola ma percettibile “falla” nel panorama del fumetto italiano
e che questa prende il nome di “Freak”.
Tre cose tre che saltano agli occhi e che fanno di “Freak” un fumetto UNICO:
1. Ogni singola pubblicazione, a cadenza bimestrale, avrà un disegnatore diverso. Ciò perchè SIE ritene fondamentale, in qualità di piccola ma agguerrita casa editrice, dare una possibilità di diffusione a chiunque desideri lanciarsi nel mondo del fumetto, che si tratti di professionista o meno. Ci sembra il modo migliore per far conoscere nuovi talenti.
2. Il logo di Freak campeggerà in ogni nuovo numero dando una chiara identificazione al prodotto. Abbiamo pensato che il logo di Freak possa ben identificare ogni numero che uscirà in fumetteria. Cambieranno solo i colori. Non servirà nemmeno dire: “voglio Freak”, basterà indicare il fumetto ed esclamare “Per favore, mi dia quella cosa lì”.
3. Ogni copia della prima tiratura è firmata in originale da Roberto “Freak” Antoni. Immaginate di avere tra le mani una “Divina Commedia” apocrifa o anonima del XIV secolo. Quanto potrebbe valere? Tanto. Ma se la stessa fosse firmata in originale da Dante Alighieri? Non avrebbe prezzo! La firma in originale è un regalo di Freak per tutti i suoi lettori sperando che con ciò i suoi fans continuino ad augurargli lunga vita! (Lui intanto si tocca...).
Infine abbiamo voluto modestamente redigere i dieci comandamenti di Freak
Freak è un movimento
di pensiero apartitico (forse anche un po' asociale);
Freak è reale, e sappiamo bene che spesso la realtà supera la
fantasia;
Freak è superdotato (in senso intellettuale), per il resto, umanissimo!
Freak è storia recente della Repubblica Italiana;
Freak non è indagato né intercettato (per adesso);
Freak non te le manda a dire;
Freak quella sera non ha digerito bene le lasagne, nonostante il Chinotto!
Freak si stupirà di come saprà stupirvi;
Freak le ha sempre prese....bene;
Freak è Freak
Imparate i “dieci comandamenti” a memoria. Se sarete interrogati, farete un figurone!
E ora.......Slinguazzatevelo come un “lecca - lecca”. E’ arrivato FREAK!!
Chupa!!* * dal dialetto spagnolo: 'Chupa' Masticare biascicando, ruminare!!
Stefano Ianne
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